Il "cliente fast food" della medicina moderna

Nell’appoggiarci al “determinismo cosmico” imperante nella medicina moderna abbiamo, noi medici per primi, creato e selezionato i nostri nuovi pazienti. Non soffermandoci più a parlare, a capire, a comprendere e a “compatire” il nostro paziente nel senso di “condividere il pathos”, abbiamo selezionato dei pazienti che da noi spesso e volentieri si aspettano quello.
Una visita fugace, la prescrizione di una “terapia miracolosa” che consenta di far sparire o consenta di gestire un sintomo e via. La produttività è misurata un tanto al chilo: devi fare tot visite, in tot tempo e devi essere veloce, perché hai la fila di pazienti dietro la porta e devi essere veloce, devi essere efficiente, devi fare in fretta.

Questo approccio, che può andare bene con le cose pragmatiche e materiali, non potrà mai andare bene con il trattamento del dolore cronico.

Perché il dolore è un’esperienza vissuta. Il medico non può (e non dovrebbe) investire meno di un’ora nella prima visita di un paziente che ha dolore cronico. Perché vanno valutate le implicazioni fisiche di quel dolore, ma anche quelle emotive, quelle personali e non fisiche, quelle familiari. E poiché “il sistema d’allarme dolore” può essere suonato sia in corrispondenza di stimoli di pericolo “fisici” che “emotivi”, non indagare tutti questi aspetti non è una piccola omissione ma una enorme lacuna.

E tuttavia vi pongo una domanda, quanti di voi andando dal medico per dolore cronico si aspetterebbero una domanda che esplori i vostri vissuti da bambini? pochissime persone sebbene sia stato dimostrato che persone che hanno un punteggio elevato all’ACE questionnaire (adverse childhood events) abbiano una maggiore probabilità di riportare dolore cronico da adulti (qui).

Dobbiamo rivedere tutto sul dolore cronico. I medici, devono rivedere il loro modus operandi e tornare ad essere i guardiani della salute anziché guerrieri contro la malattia, gli psicoterapeuti devono acquisire nuove competenze e i pazienti devono capire che la bacchetta magica non esiste e “guarire” dal dolore cronico può essere possibile a condizione di essere disponibili ad ascoltare il nostro corpo, comprendere le nostre emozioni e far pace con la nostra umanità.

Nella vostra esperienza, quanto sono durate le prime visite per la terapia del d

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Perché il dolore?