Perché il dolore?
Abbiamo assodato che è il cervello che fa il dolore.
Abbiamo capito che il dolore è come se fosse un allarme antincendio che suona e che il paziente sente forte e chiaro. Ma perchè il dolore? Il dolore è un meccanismo protettivo. Consente al nostro cervello inconscio ma che gestisce tutto il nostro corpo di comunicare con la nostra parte cosciente e di comunicare soprattutto la presenza di un pericolo. Nel nostro immaginario collettivo, il dolore ci indica una zona danneggiata, ci dice “guarda fai attenzione alla mano, o al piede, perché ti sei tagliato” e quel messaggio fa si che noi non noi non appoggiamo il piede a terra, o non si appoggiamo la mano tagliata su una determinata superficie.
Il nostro cervello però, non lavora solo su risposte attuali, ma lavora anche in prevenzione, elabora le informazioni attuali, le integra nei centri superiori ed è in grado di dare risposte anche a situazioni che in realtà non “esistono” ma “potrebbero esistere”.
Facciamo un esempio: se sentiamo un fruscìo venire da un cespuglio la nostra reazione sarà molto diversa se siamo nel cortile di casa, se siamo in un bosco o se siamo in una foresta piena di animali feroci. Dal punto di vista evolutivo, è utile alla nostra sopravvivenza che se sentiamo un fruscìo che viene da un cespuglio in una foresta piena di animali feroci, non aspettare di vedere cosa sia quel fruscio. È utile che ci assalga l’ansia, che si diventi ipervigilanti e che si sia pronti alla fuga o alla difesa.
Ammettiamo che da uno di questi cespugli, in passato, sia veramente uscito un animale feroce che ci abbia aggredito, e siamo vivi per miracolo. Chiaramente al minimo fruscìo adesso ci partirà la reazione di attacco o fuga o lo stato d’ansia.
Ora: abbiamo capito che il dolore è un sistema d’allarme. Abbiamo capito che questo sistema d’allarme viene suonato da un cervello che lavora in prevenzione, spesso su una sensazione profonda di essere in pericolo o non al sicuro.
Cosa succede se il cervello “sbaglia”, se pensa di essere in pericolo ma non lo è effettivamente? Il campanello d’allarme viene suonato lo stesso. La persona lo sente lo stesso. Ed è lo stesso dolore che sente quando ci tagliamo la mano (perché lo fa lo stesso cervello). E perchè il cervello “sbaglia”? Perchè il nostro cervello è programmato per farci sopravvivere, non per farci stare bene e quindi preferisce suonare un allarme in eccesso che in difetto.
E qual è una delle condizioni in cui il cervello facilmente impara (per esempio) che non è al sicuro?
L’esempio più facile e più evidente è quello degli abusi infantili. È ormai presente un grande corpo di letteratura che ci dice che persone che hanno un punteggio elevato all’ACE (adverse childhood events) score presentano molto più facilmente dolore cronico in età adulta.
Non solo, diversi studi hanno inoltre dimostrato (PNAS 2011) che le rappresentazioni in risonanza magnetica funzionale di dolore fisico (mano esposta a calore intenso) o dolore emotivo (mostrare ad una persona la foto dell’ex che lo aveva lasciat*) attivano parzialmente le stesse aree cerebrali coinvolte nel dolore fisico, in particolare l’insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore e questo non significa altro che il dolore “emotivo” e quello “fisico” non sono poi così differenti l’uno dall’altro.
Alla luce di questi ritrovamenti risulta ancora più evidente come il trattamento del dolore cronico non possa prescindere da una valutazione non solo medica e fisica ma anche emotiva del paziente con dolore cronico.

